La storia inaspettata del petrolio

La storia inaspettata del petrolio

Il petrolio ha salvato la vita a molte balene, i suoi scopritori non sono diventati ricchi e la benzina era un prodotto di scarto. Probabilmente al grande pubblico tutte queste informazioni non sono note e per questo suscitano interesse. Nel corso di questo articolo si approfondiranno la storia, la natura e i fatti interessanti che ruotano attorno al petrolio, sostanza tanto controversa oggi per via delle tematiche ambientali legate al riscaldamento climatico.

Che cos’è il petrolio?

Il petrolio (la cui traduzione letterale dal latino è “olio di roccia“) è un liquido viscoso combustibile di colore scuro, composto da una miscela di idrocarburi (ossia composti organici che contengono carbonio e idrogeno). Varie teorie sostengono che l’origine del petrolio dipenda da depositi organici di piante e animali morti che a causa della pressione nel sottosuolo e dell’azione di batteri anaerobici, hanno subito una trasformazione in una materia liquida e oleosa.

La storia antica

Il petrolio è conosciuto fin dall’antichità con diversi nomi (da “fuoco greco” a “fuoco perenne”) e veniva utilizzato spesso sia ai fini medici sia ai fini bellici. In particolare, le doti combustibili del petrolio venivano utilizzate al fine di provocare incendi duraturi anche in mare – poiché la sua particolarità era che non poteva essere spento con l’acqua.
Da un punto di vista medico invece, veniva prescritto prevalentemente come lassativo.

Un problema di illuminazione

Agli inizi del 1800 la luce migliore che si poteva ottenere era quella derivante da una lampada alimentata ad olio di balena. Questa caratteristica fece sì che gli Stati Uniti diventassero degli specialisti nella produzione di grandi quantità di olio di balena, allestendo un gran numero di baleniere specializzate che portarono nel corso dei 70 anni successivi quasi all’estinzione di molte specie.

La necessità di ottenere un illuminazione abbastanza soddisfacente alternativa venne risolta da Abraham Gesner un medico della Nuova Scozia che nel 1846 riuscì a distillare a partire dal catrame un liquido combustibile che denominò cherosene (se ne ignorano però le motivazioni legate alla scelta di questo nome). Il cherosene consentiva di ottenere una luce paragonabile a quella dell’olio di balena e poteva essere prodotto in maniera più economica ma purtroppo non in grandi quantità.

Nel 1853 un giovane americano di nome George Bissell in visita ad un suo professore del Dartmouth College notò nel suo studio, un campione di “olio di roccia” e approfondendone l’origine apprese che tale sostanza in molti casi filtrava dalla superficie delle rocce. Effettuando degli esperimenti, si accorse delle incredibili proprietà di tale sostanza in materia di combustione e conseguentemente di illuminazione.

Fondò con alcuni soci una società con cui acquistò delle concessioni minerarie in Pennsylvania, con l’obiettivo di trivellare ed estrarre il petrolio che sospettava essere contenuto in grandi quantità nel sottosuolo. Affidò la sovrintendenza dell’opera a un certo Edwin Drake, un bigliettaio delle ferrovie da poco andato in pensione che tutti chiamavano “Colonnello” pur in assenza di esperienza militare. Dopo circa un anno e mezzo di peripezie e trivellazioni, proprio mentre la società di Bissell stava esaurendo i fondi, Drake riuscì ad estrarre i primi galloni di petrolio.

Immagazzinamento

Appena estratto non vi furono abbastanza barili per immagazzinare il petrolio e pertanto dovettero utilizzare vasche da bagno, lavandini, secchi e qualsiasi contenitore avessero a disposizione. Successivamente crearono barili per l’immagazzinamento da 42 galloni (straordinariamente è esattamente la misura utilizzata oggi per il petrolio). Oggigiorno i fusti utilizzati per l’immagazzinamento del petrolio e di altre sostanze chimiche rientrano in un’importante filiera produttiva che va dalla produzione alla rigenerazione di questi (per maggiori informazioni consultare il sito www.fustameria.it).

Raffinazione

Una volta estratto il petrolio, Bissell effettuò delle distillazioni del petrolio per ottenere una sostanza più pura, e fu così che riuscì a derivarne grossi quantitativi di cherosene e benzina. Questa seconda sostanza però, essendo troppo volatile e non avendo un uso alternativo, venne considerata uno scarto (solo successivamente con la produzione di motori a scoppiò tornò alla ribalta). Il cherosene invece, grazie alle scoperte di Gesner aveva un ampio mercato, e quando ci si accorse della facilità di estrarre petrolio dal suolo, in tutta l’America vi fu una corsa al petrolio.

Bissell e i suoi soci però non si arricchirono mai quanto sperarono, poiché altri pozzi loro concorrenti riuscirono a produrre quantitativi molto maggiori. Inoltre la saturazione del mercato che conseguì dalla cosiddetta “corsa all’oro nero“, contribuì a far precipitare il prezzo del petrolio e portò al fallimento di parecchie aziende operanti nel settore.

In compenso il basso prezzo del cherosene contribuì ad arrestare la caccia alla balena, che ne aveva nel corso del secolo decimato gli esemplari, aumentando il prezzo dell’olio. Forse molti ambientalisti si scandalizzeranno ma a salvare quegli animali tanto preziosi per la vita nei nostri oceani fu proprio la scoperta e l’industrializzazione del petrolio.

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