Le esequie dei Papi

Le esequie dei Papi

Chi si occupa delle onoranze funebri a Roma quando muore un Papa? Le esequie dei Papi seguono una prassi antica, riti ed espressioni secolari, procedure interne al Vaticano; ciò significa che nell’allestimento delle esequie non intervengono agenzie funebri esterne, come la Cattolica San Lorenzo, anche perché spesso il corpo dei papi defunti viene trattato in modo particolare per eventuali future esposizioni al pubblico.

Riti e formule nelle esequie dei Papi

Fino agli anni ’40 del secolo scorso, la morte di un Pontefice veniva accertata con un rituale insolito e particolare: il Camerlengo – il cardinale scelto dal Papa per guidare il conclave – batteva la fronte del Pontefice con un martello d’argento chiamandolo per nome e chiedendo per tre volte in latino “Vivis?”, cioè “Sei vivo?”.  Alla terza volta senza risposta, il camerlengo si voltava verso gli astanti e i testimoni ed esclamava “Vere Papa mortuus est”, il papa è morto davvero sancendo così la vacanza del soglio pontificio. Si narra che il cardinale Eugenio Pacelli – camerlengo di Pio XI – si rifiutò di compiere il gesto dicendo: «Ma vi sembra il caso?»

In seguito alla morte seguono i novendiali, nove giorni di lutto, infine, le esequie e la preparazione del Conclave per l’elezione del nuovo Papa.

Il rapporto dei Papi con la morte corporea è ricca di aneddoti e di usanze che si perpetuano anche in sede di elezione del nuovo pontefice. Per esempio, nel momento dell’elezione si è soliti bruciare dinanzi al neo pontefice un pezzo di cotone pronunciando la frase: Sancte pater, sic transit gloria mundi! ovvero Santo Padre, così svanisce la gloria mondana (in un lampo) e durante la vestizione del Papa un cardinale deve ricordargli che “Non videbis annos Petri”, cioè non regnerai gli anni di San Pietro (che sono stimati tra 30 e 35 anni).

I papi vengono imbalsamati?

Per secoli, l’imbalsamazione del corpo dei Pontefici è stata regolarmente praticata fino ad essere abolita da Pio X nel 1904, il quale espresse nel suo testamento la volontà di non essere imbalsamato. Ma come avveniva l’imbalsamazione dei pontefici fino ad allora? La procedura era la stessa eseguita dagli egizi, ivi inclusa l’asportazione degli organi interni – chiamati precordi –in particolare il cuore e gli organi vicini al cuore e che gli antichi ritenevano fossero le sedi dei sentimenti e degli affetti. A Roma si trova la chiesa di San Vincenzo e Anastasio – ex parrocchia del Quirinale a sua volta dimora pontificia fino al 1870 – in cui sono custodite in apposite urne di porfido e poste dietro l’abside, i precordi di tutti i pontefici. Le urne sono riposte in una cappella sotterranea dietro l’abside fatta edificare nel 1756 da Papa Benedetto XIV. Quando un Papa moriva, la sera stessa dell’imbalsamazione, i precordi venivano portati in questa chiesa dal cappellano di fiducia del papa. La pratica era nota anche al popolo, al punto che nel 1835 lo stesso poeta romano Gioacchino Belli scrisse un sonetto dedicato alla Chiesa di “San Vincenz’ e Ssatannasio a Ttrevi” in cui si citano le “frattaje” papali ivi custodite come in un museo.

La chiesa custodisce i precordi di 23 papi da Sisto V a Leone XIII. L’iniziativa fu presa da Papa Sisto V – come si legge in una lapide esplicativa che nel tempo è stata “ampliata” con l’elenco di tutti i papi le cui interiora sono conservate nella Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio che per questa sua peculiarità è unica al mondo.